Capo Seattle nacque forse nel 1786.
Il suo nome era in origine See-Yahtlh almeno per la sua gente.
Nel 1854, il capo indiano Seattle, in occasione della richiesta di acquisto da parte del Governo Americano, per le terre che fino ad allora avevano ospitato la sua gente, esprimeva, nella sua risposta, la visione propria e del popolo pellerossa del mondo di allora e, in particolare, del rapporto tra l'uomo e le altre componenti ambientali.
Ampiezza di vedute, profondità di pensiero, vena poetica, intuizione premonitoria, sono in sintesi il suo discorso.
Qualcuno mette in dubbio la storicità e la veridicità dei testi che ci sono pervenuti, ma non v'è dubbio che Capo Seattle fosse stato, a suo tempo, un grande personaggio, e, per i molti che invece le ritengono autentiche, le sue parole restano, tutt'oggi, una delle più elevate omelie a difesa dell'Ambiente e della Natura.
Come potete acquistare o vendere il cielo, il calore della terra?
L'idea ci sembra strana.
Se nessuno possiede la freschezza dell'aria ed il luccichio dell'acqua, come possiamo acquistarli?
Ogni zolla di questa
terra è sacra per il mio popolo.
Ogni ago di pino luccicante,
ogni riva sabbiosa, ogni banco di nebbia nei boschi ombrosi, ogni radura ed ogni
ronzio di insetto è sacro nel ricordo e nelle tradizioni del mio popolo.
La linfa che cola negli alberi porta con se i ricordi dell'uomo rosso.
Gli Spiriti degli uomini
bianchi dimenticano il paese della loro nascita quando vanno a passeggiare tra le stelle. I nostri Spiriti non dimenticano mai questa terra magnifica, perchè essa
è la madre dell'uomo rosso. Noi siamo parte della terra, e
lei è parte di noi. I fiori profumati sono nostre sorelle; il cervo, il cavallo,
la grande aquila, sono nostri fratelli. Le creste rocciose, la rugiada nei prati,
il calore del pony, e l'uomo stesso, tutti appartengono alla stessa famiglia.
Perciò quando il Grande
Capo di Washington manda dire che vuole acquistare la nostra terra, egli
ci chiede molto. Il Grande Capo manda a dire che ci riserverà un luogo dove possiamo vivere comodamente tra di noi.
Egli sarà nostro padre e noi saremo i suoi figli.
Prenderemo in considerazione dunque,
la vostra offerta di acquistare la nostra terra. Ma acconsentire non sarà facile,
perchè questa terra ci è sacra.
L' acqua scintillante che scorre nei ruscelli e nei fiumi non è semplice acqua, ma il sangue dei nostri
antenati. Se noi vi vendiamo della
terra, dovete ricordarvi che essa è sacra e che ogni tremulo riflesso nell'acqua chiara dei laghi parla di avvenimenti e di ricordi della vita del mio popolo.
Il mormorio dell'acqua è la voce del padre di mio padre.
I fiumi sono i nostri fratelli, estinguono la nostra sete. I fiumi portano le nostre canoe, e nutrono
i nostri bambini. Se noi vi vendiamo la nostra terra, dovete ricordarvi sempre,
ed insegnarlo ai vostri figli, che i fiumi sono i nostri fratelli ed i vostri, e
voi dovete sempre mostrare per i fiumi
la tenerezza che mostrereste per un fratello. Sappiamo che l'uomo bianco non comprende i nostri costumi. Una zolla di terra per lui è uguale alla successiva, perchè è
un straniero che arriva nella notte e prende alla terra quello di cui ha bisogno.
La terra non è suo fratello, ma il suo nemico, e quando l'ha conquistata, l'uomo
bianco va oltre. Abbandona la tomba dei suoi avi, e ciò non lo preoccupa.
Toglie la terra ai suoi figli e ciò non lo preoccupa. La tomba dei suoi avi ed il patrimonio dei suoi figli cade nell'oblio.
Tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo, come cose da possedere, saccheggiare, vendere, come le pecore o le pietre brillanti. La sua ingordigia divorerà la terra e non lascerà
dietro lui che un deserto.
Non esistono luoghi
tranquilli nelle città dell'uomo bianco. Non c'è luogo per ascoltare le foglie schiudersi in primavera, o il frinire delle ali di un insetto. Ma questo è forse perchè io
sono un selvaggio e non capisco. Il frastuono sembra soltanto ferire le nostre orecchie.
E che interesse c'è a vivere se l'uomo non può sentire il verso solitario del succiacapre
o il gracidio notturno delle rane intorno ad un stagno? Sono un uomo rosso e non
capisco. L'indiano preferisce il dolce suono del vento che soffia sulla superficie
di uno stagno, e il suo odore, se lavato dalla pioggia mattutina, o profumato dal
pino silvestre.
L'aria è preziosa per l'uomo rosso, perchè tutte le cose si dividono lo stesso respiro.
L'animale, l'albero,
l'uomo. Tutti dividono tutto lo stesso respiro.
L'uomo bianco non sembra
notare l'aria che respira. Come un uomo che impiega parecchi giorni a morire, è
insensibile al proprio fetore. Ma se vi vendiamo la nostra terra, dovete ricordarvi
che l'aria ci è preziosa, che divide il suo spirito con tutto ciò che essa fa vivere.
Il vento che ha dato a nostro nonno il suo primo respiro è lo stesso che ha raccolto
il suo ultimo sospiro. E se vi vendiamo la nostra terra, dovete custodirla bene
e ritenerla sacra, un luogo dove anche l'uomo bianco può andare per apprezzare il
vento profumato dai fiori dei prati. Considereremo la vostra offerta di acquistare
la nostra terra, dunque. Ma se decidiamo di accettare, metterò una condizione: l'uomo bianco dovrà trattare gli animali di questa terra come suoi fratelli.
Sono un selvaggio e non conosco altro modo di vivere.
Ho visto centinaia di bisonti imputridire sulla prateria, abbattuti dal passaggio dei treni dell'uomo
bianco. Sono un selvaggio e non comprendo come il cavallo di ferro fumante possa essere più importante del bisonte che noi uccidiamo soltanto per sopravvivere.
Che cosa è l'uomo senza gli animali?
Se tutte le bestie sparissero, l'uomo morirebbe in
grande solitudine. Perchè ciò che succede agli animali, subito dopo succede
all'uomo. Tutte le cose sono collegate.
Dovete insegnare ai
vostri figli che il suolo che calcano è fatto con le ceneri dei nostri avi. Perchè
rispettino la terra, dite ai vostri figli che essa è arricchita dalle vite della
nostra gente. Insegnate ai vostri figli ciò che abbiamo insegnato ai nostri, che
la terra è nostra madre. Tutto ciò che accade alla terra, accade ai figli della
terra. Se gli uomini sputano sul suolo, sputano su loro stessi.
Questo noi sappiamo:
la terra non appartiene all'uomo; l'uomo appartiene alla terra. Questo sappiamo.
Tutte le cose sono collegate, come il sangue che unisce una stessa famiglia.
Tutto ciò che accade
alla terra, accade ai figli della terra.
Non è l'uomo che ha tessuto la tela della vita: egli ne è solamente un filo. Tutto
ciò che fa alla tela, lo fa a se stesso.
Anche l'uomo bianco
che si accompagna a Dio e parla insieme a lui come fossero due amici (i religiosi
n.d.r.), non può essere dispensato dal comune destino . Dopo tutto, forse
siamo fratelli. Vedremo. C'è una cosa che noi sappiamo, e che l'uomo bianco scoprirà
forse un giorno: il nostro Dio è il
vostro stesso Dio. E' probabile che intendiate possederlo nello stesso modo con cui
volete possedere la nostra terra, ma non potete. E' il Dio dell'uomo, e la sua pietà è uguale per l'uomo rosso come per quello bianco.
Questa terra gli è preziosa, e
nuocere alla terra è mostrare disprezzo per il suo creatore. Anche i Bianchi spariranno;
forse prima di tutte le altre tribù. Trascurate la pulizia del vostro letto, e voi
soffocherete, una notte, nei vostri rifiuti.
Ma morendo brillerete
vivamente, infiammati della forza del Dio che vi ha portati fin qui e che, per qualche
motivo particolare, vi ha fatto dominare questa terra e l'uomo rosso. Questo destino
è un mistero per noi, perchè non comprendiamo perchè i bisonti vengono massacrati,
i cavalli selvaggi domati, gli angoli più nascosti delle foreste invasi dal fetore
degli uomini, e il profilo delle colline deturpato dai fili che parlano.
Dove è il bosco? Sparito. Dov'è l'aquila? Sparita.
La fine
della vita, l'inizio della sopravvivenza